Disclaimer: Questa storia è di mia invenzione, non a scopo di lucro.

TITOLO:JEAN…..

1° CAPITOLO

1746 – Francia

Le campagne di Rouen sotto l’ incessante temporale di un autunno freddo e piovoso, non erano cambiate.

La carrozza sulla quale Jean d’Artois stava viaggiando procedeva lungo la senna a velocità sostenuta.

Dopo tre lunghi anni passati al convento rientrava a casa, per partecipare ai funerali del nonno.

Una lacrima le rigò il viso giovane e bello e gli occhi verdi cercarono di scacciare ancora una volta indietro le lacrime.

Non era neppure riuscita a vederlo prima della sua morte e il suo cuore ne soffriva.

Adorava quell’ anziano Conte che aveva accolto lei e sua madre tanti anni prima, accondiscendendo ad un matrimonio che non era ben visto alla corte di Francia.

Lei era nata dal precedente matrimonio della madre obbligata a sposare il Marchese d’Artois per ristrettezze finanziarie della sua famiglia, solo dopo la morte dell’odiato marito aveva incontrato il vero amore, e sfidando la sorte aveva chiesto il permessodi risposarsi al re, che forse intenerito dalla sofferenza della donna, e per gratitudine verso la famiglia del novello sposo che era una specie di leggenda a corte, per gli innumerevoli averi e i numerosi doni riservati alle sue favorite, aveva acconsentito e aveva benedetto le nozze.

Dopo quel matrimonio anche lei aveva smesso di soffrire per la mancanza di un padre che in realtà non aveva mai conosciuto molto, ed era cresciuta nell’amore e nel lusso fino all’età di quindici anni.

Quando anche sua madre e il suo patrigno erano morti in uno dei molteplici viaggi che amavano fare.

Era stato in quel periodo che finalmente aveva incontrato Maximiliane Conte di Montperry,chiamato da tutti Max, unico erede del casato, di cui aveva solo sentito parlare perché viveva in giro tra l’Italia e la Francia per studiare ed essere degno del nome che portava.

Fu proprio a quindici anni, sola e disperata che si era innamorata di Max e gli si era concessa con tutto l’amore possibile, all'oscuro delle conseguenze.

Già, perché inconsapevole e innamorata oltre ad essere ancora una bambina non aveva immaginato neppure lontanamente che l’uomo che amava era promesso sposo ad un’altra e che non l’amava, tanto da spedirla senza alcuna spiegazione a studiare in un collegio di suore.

Ora a distanza di tre anni dal quell’inverno impetuoso, faceva rientro a Rouen col cuore colmo di rabbia e disperazione, per dover ancora rivedere l’uomo che le aveva distrutto la vita a soli quindici anni e che non le aveva neppure permesso di stare vicino al suo caro nonno, prima che morisse.

Ricordò le visite che l’uomo le faceva una volta tanto al collegio e sorrise al pensiero dell’affettuoso sorriso che le rivolgeva ogni volta che la rivedeva.

Lacrime amare le rigarono allora il viso e questa volta Jean non cercò di trattenersi.

Mancava poco per arrivare al castello e voleva piangere tutte le sue lacrime prima di arrivarvi….. perché quando sarebbe rimasta sola con quell’uomo non avrebbe mai ceduto, non gli avrebbe mai più dimostrato la sua fragilità, come l’ultima volta che si erano visti, l’aveva giurato a sé stessa tanto tempo prima e avrebbe rispettato quel piccolo patto scalfito a fuoco nel suo cuore per sempre, anzi avrebbe fatto di tutto per vendicarsi e vederlo implorare il suo perdono……

Il ricordo di tre anni prima l’assalì senza darle tregua…..

 

“Aveva corso così velocemente da non rendersi conto neppure di quello che faceva.

Aveva visto quella giovane donna arrivare in carrozza con la sua famiglia, ma non aveva pensato… non aveva neppure immaginato lontanamente che Max le avrebbe fatto una cosa del genere, c’era una spiegazione….. aveva pensato tra le lacrime, doveva esserci!

Raggiunta la sala in cui suo nonno e Max ricevevano gli ospiti era entrata come una furia.

Molti visi sorpresi si erano girati a fissarla, ma l’unico viso che lei era riuscita a vedere era quello della donna, seduta accanto al “suo” Max.

Bionda, minuta e tanto bella….. Sembrava uscita da un dipinto degli artisti di strada di Parigi.

Vedendola in quello stato Max, le era andato subito vicino e cercando di salvare la situazione, l’aveva presa per le spalle e ai presenti aveva detto:

Gli ospiti avevano acconsentito con un cenno del capo e solo quella donna, aveva parlato.

Aveva chiesto sorridendo a Max.

Jean li aveva guardati entrambi tra le lacrime, non riuscendo a capire il perché di quello che stava accadendo, e alla risposta gentile ma negativa di lui, si era lasciata prendere in braccio come fosse stata una piuma e insieme avevano lasciato la stanza per attraversare il luminoso corridoio del castello.

L’aveva riportata nella sua camera e adagiata sul letto, mentre lei non riusciva a smettere di piangere.

L’aveva copertacome se fosse stata una bambina e senza dire nulla si era girato per uscire e lasciarla ancora sola.

Solo allora era tornata in sé e fermandolo sulla soglia, aveva chiesto disperata:

Max si era voltato e senza un briciolo di emozione sul bel viso le aveva detto:

Si era alzata e correndogli fra le braccia, aveva detto ancora:

La sua risposta era stata lacerante, come se le avessero strappato il cuore … e quando lo aveva guardato era stato peggio.

Senza alcuna emozione, non riconoscendo più l’uomo che le aveva insegnato ad amare e ad essere donna, l’aveva fissata e le aveva detto:

Lei si era inginocchiata con gli occhi sbarrati , piangendo inconsolabile … e Max le aveva chiuso la porta davanti senza degnarla di una piccola spiegazione, senza cercare di calmarla come faceva di notte quando piangeva per la morte dei genitori o come faceva durante le ore dell’amore.

L’aveva abbandonata al suo destino senza una parola, uno sguardo, un gesto….. nulla ….

E dopo tre giorni l’aveva informata mentre cenavano con la futura sposa che l’avrebbe mandata a studiare in collegio.

Quella sera stessa, dopo aver visto la dolce François entrare in camera di Max anche prima del loro matrimonio, aveva capito e giurato a sé stessa di non mettere più piede in quella casa, e di non farsi mai più trattare in quel modo da nessun uomo, mai più…..

Poi era partita, scegliendo di farlo alle prime luci dell’alba senza salutare nessuno, senza voler vedere nessuno e senza piangere….”

E non aveva pianto per anni, racchiudendo tutto il suo dolore dietro una maschera di innata bellezza e austerità, sino al quel momento in cui dentro una sontuosa carrozza, coprendo il viso da una veletta scura stava per varcare i cancelli del castello di Montperry.”

 

Scesa dalla carrozza, venne subito accolta da una schiera di valletti e cameriere che non la conoscevano come non la conosceva nessuno dei presenti alla cerimonia funebre.

Jean invece riconobbe subito alcuni nobili che aveva visto spesso in compagnia del nonno e ad un certo punto scorse in sala, anche Mademe Pompadour, la favorita di Re Luigi XV che era presente in sua vece, data l’amicizia tra la famiglia Montperry e la famiglia reale.

La donna la guardò per tutta la durata della cerimonia e poi fece cenno alla sua dama di compagnia, che subito dopo le si avvicinò.

Jean fissò la donna grassoccia che aveva di fronte e poi annuendo la seguì verso la donna più importante di Francia dopo la regina.

Madame Pompadour le sorrise come se fosse davvero afflitta dalla morte del Conte e porgendole la mano, che lei strinse dopo un riverente inchino, disse:

Jean ricambiò il sorriso e guardando meglio la donna, di un’infinita bellezza, replicò in modo molto accondiscendente.

Sapeva che urtare la suscettibilità di Madame Pompadour era come offendere il Re stesso.

Le disse inchinandosi ancora.

La donna la scrutò molto interessata senza riuscire a vedere bene il suo viso coperto dal velo scuro, e prima di allontanarsi per ritornare a Parigi, le disse ancora:
-Vorrei potervi avere mia ospite a palazzo quando il vostro dolore sarà scemato contessina….. spero di ricevere presto vostre notizie…..

Detto questo alzò lo sguardo fissando alle sue spalle e con gli occhi scintillanti di ammirazione, tese la mano al suo fianco e Jean si sentì rabbrividire.

Maximiliane Montperry comparve al suo fianco dal nulla e inebriò tutta la sala della sua presenza, rendendola subito recettiva, come il resto delle signore presenti, alla sua altafigura maschile.

 

Si voltò soltanto dopo che la favorita del Re fu abbastanza lontana da loro e incontrò i suoi occhi metallici, mentre un’insieme di ricordi le inebriava la mente.

Max non le si avvicinò, né fece nulla per toccarla, la fissò solo per qualche istante e dopo disse:

Jean riprese padronanza delle sue emozioni e tornò austera e fredda come era sempre stata, e prima di voltargli le spalle per uscire dalla sala mortuaria, alzò il viso verso il suo e disse:

Detto questo si allontanò con fare regale, lasciandolo solo a guardarla senza dargli il tempo di replicare.

 

2° CAPITOLO

 

Attraversò il giardino come se avesse avuto qualcuno ad inseguirla ed entrò al castello.

Un’altra ondata di ricordi la bloccò sulla soglia e per un secondo, solo per un secondo, si ritrovò bambina a correre su per le scale per seguire un gatto che le aveva rubato il gomitolo del ricamo, e ancora una volta quel giorno, gli occhi le si inumidirono di lacrime al pensiero di sua madre e di suo nonno.

Il gridò di una donna la fece sussultare e tornare alla realtà, ritrovandosi immersa nell’abbraccio di Odette, la donna che le aveva fatto da balia per anni dopo il secondo matrimonio di sua madre.

Improvvisamente si rese conto di essere in casa di Max e della sua famiglia e che avrebbe rivisto la dolce Françoise e forse la loro nidiata di bambini.

Le disse la donna commossa.

Jean ricambiò l’abbraccio e per farsi vedere meglio si tolse il cappello dal velo scuro, facendo ricadere i suoi riccioli neri sulle spalle.

L’anziana donna la trascinò per il corridoioasciugandosi gli occhi con un fazzoletto e la fece entrare in quella che una volta era stata la sua camera.

Jean si guardò attorno notando quanto nulla di ciò che aveva lasciato era stato spostato o cambiato.

Jean annuì sperando di poter dormire un po’, ma appena il ricordo di Max le tornò alla mente, capì che non avrebbe potuto dormire o restare in quel posto per molto tempo.

Chiese aiutò a Odette per spogliarsi e slacciarsi il corpetto e osservò:

Odette le sorrise e guardandosi intorno, replicò:

Jean rivide il dolce sorriso del nonno e ripensò a tutte le volte che le aveva detto di passare le vacanze al castello.

Lei aveva sempre rifiutato nel timore d’incontrare ancora la gioiosa coppia, passando invece ogni estate e ogni Natale sola nel collegio a studiare.

Le suore ormai la consideravano persino una di loro prendendo come una sorta di vocazione la sua solitudine.

Tante volte anche la sua amica Marie d’Ables l’aveva pregata di andare a Parigi dalla sua famiglia, ma lei non avrebbe voluto offendere tanto il buon Conte e non aveva mai accettato.

Anche se non era veramente suo nonno, l’aveva fatta sempre sentire della famiglia e le aveva dato amore più di quanto lei si aspettasse mai da una persona.

Suo padre non l’aveva mai amata e picchiava sua madre, tanto che lei stessa non era riuscita a negarle il suo consenso alle seconde nozze.

Ricordava ancora la paura negli occhi di sua madre quando le aveva chiesto di comprenderla, anche se a quell’età lei non era di certo in grado di capire bene tutto quello che sarebbe successo.

Il Conte Armand di Montperry era stato un buon sostituto del padre e le voleva sinceramente bene, ma il voler vivere la loro favola d’amore aveva allontanato spesso sia lui che sua madre, fino a quando in uno dei tanti viaggi per mare, la nave era affondata e loro avevano perso la vita.

A quindici anni le era rimasto solo un fratellastro che non aveva mai conosciuto e suo nonno adottivo che l’aveva protetta sempre, sino al giorno in cui si era innamorata di Max.

Odette tossì distraendola dai suoi pensieri e le chiese:

Jean scosse il capo sperando di sembrare serena e disse:

Odette annuì anche se sembrava pensierosa dopo averle sentito dire che voleva andare via, ma Jean non ci fece caso, l’unica cosa che le importava era non incontrare Max e tornare alla sua tranquillità.

Perché anche se era difficile ammetterlo, l’averlo rivisto, aver incontrato ancora i suoi splendidi occhi azzurri era stato un duro colpo.

Si era chiesta per così tanto tempo se lui fosse felice, se avesse avuto dei figli, che tipo di vita aveva condotto, che adesso le sembrava inutile ripeterlo a sé stessa.

Si rese conto improvvisamente che con la morte del vecchio Conte il suo futuro era quanto mai imprevisto.

Non sapeva se sua madre le avesse lasciato un patrimonio di cui poter disporre o se lo avesse fatto lo stesso Conte, e per informarsi sul suo futuro avrebbe dovuto per forza parlare con Max.

Dopo che Odette le portò la bevanda calda, decise che l’indomani avrebbe discusso con Max prima di partire.

Non voleva rivederlo e provare le sensazioni contrastanti che aveva provato quel giorno, ma era inevitabile.

 

All’alba com’era d’uso svegliarsi, indossò il corpetto con l’aiuto della balia, e scoprì che ogni suo abito era ancora nell’armadio dove l’aveva lasciato.

Pochi naturalmente le sarebbero stati bene, ma ne vide uno in particolare che le aveva regalato Max il giorno del suo quindicesimo compleanno.

Era di velluto blu con merletti drappeggiati e a quel tempo non si era capacitato molto della sua misura, tanto che l’abito si era dimostrato di due misure più grandi.

Adesso, cresciuta e maturata nei punti giusti, avrebbe potuto indossarlo, le disse Odette.

Jean non volle contraddirla perché la donna conoscendola si sarebbe accorta del suo stato d’animo contrastante, e dato che non aveva portato altri abiti tranne quello che aveva indosso il giorno prima accettò d’indossarlo.

Quando si guardò allo specchio, l’immagine riflessa le fece andare alla mente il giorno che Max le aveva messo tra le braccia quell’enorme regalo.

Quel giorno come se si fosse reso conto che lei era ancora una bambina si era infuriato e l’aveva trattata molto male, ricordò.

Ma poi la notte stessa l’aveva amata come una donna….. si indispettì ripensandoci;

Odette le volle sistemare persino i capelli in una piccola acconciatura come le signorine della migliore nobiltà francese, e dato che al collegio non era stata abituata a sfoggiare simili acconciature o simili abiti cominciò a sentirsi inappropriata.

Ma il suo smarrimento durò sino al momento che la balia, la informò che il Conte l’attendeva in sala da pranzo per fare colazione insieme a lei.

Attraversò il corridoio a testa alta e si lisciò il vestito prima di varcare la porta convinta di essere inattaccabile, ma appena lo vide di spalle fisso a guardare la neve che ricopriva il giardino da una finestra, rimase immobile.

Max si voltò lentamente e, Jean sentì il cuore esplodere.

Il sorriso largo che le rivolse la trasportò nel passato quando ragazzina aveva creduto che lui fosse l’unica cosa importante della sua vita, e allo stesso modo rivisse la solitudine della cella in cui aveva vissuto senza quel sorriso.

Incontrò i suoi occhi e s’indurì rialzando quel muro di controllo che aveva costruito per tre lunghi anni e avanzando verso il tavolo, disse un semplice:

Max capì subito la sua ostilità e le sedette di fronte senza abbassare mai lo sguardo dal suo viso.

Jean non lo degnò di uno sguardo, ma rispose.

Max le versò del caffé e poi senza fretta le disse:

Jean alzò lo sguardo tramortita dalla notizia e strinse i denti per non urlare.

Gridò Jean alzandosi in piedi.

Max la fissò con uno sguardo duro, e poi senza perdere la calma, le disse:

Jean cominciò a tremare per la tensione.

Non avrebbe mai vissuto con lui e sua moglie in quel castello, piuttosto sarebbe scappata!

Max la guardò ancora e continuò dicendo:

Jean lo fissò incollerita e cercando di non fargli vedere quanto tutta la situazione l’avesse colpita, disse:

Max focalizzò lo sguardo nel suo e rispose:
-Io sarei molto contento di riaverti a casa!

Jean fece una risata forzata e si appoggiò allo schienale della sedia mostrando il suo bel viso in un bagliore di luce.

Max la fissò negli occhi e il suo bel viso diventato più maturo e affascinante di come lo ricordava, e divenne pensieroso.

Rimasero a guardarsi per qualche istante e poi Jean distolse lo sguardo e gli chiese:

A quelle parole Jean lo fissò di nuovo, ma stavolta fu lui a distogliere lo sguardo.

-Finirai gli studi con un precettore, e dopo verrà dato un ballo in tuo onore…… mi dispiace aver cancellato in un soffio tutti i tuoi programmi, ma non posso fare altro…..

-Dov’è tua moglie?

Gli chiese improvvisamente.

Max la fissò e alzandosi in piedi rispose.

Jean sbarrò gli occhi, e si rese conto che oltre alla sorpresa aveva provato un moto di gelosia a quelle parole.

La donna che aveva sposato, gli avrebbe dato un figlio se non fosse morta insieme a lui e la cosa che la spaventava di più era che non provava alcuna pietà per lui, solo dolore per sé stessa e per ciò che non era riuscita ad avere.

Si alzò malferma e senza guardarlo o dire qualche parola di conforto uscì dalla sala lasciandolo da solo.

 

3° CAPITOLO

 

Appena chiuse la porta della sua camera alle spalle vi si appoggiò contro.

Come aveva potuto solo pensare a sé stessa, sapendo la fine che Françoise aveva fatto?

E il suo bambino? Sicuramente Max aveva sofferto molto….. pensò.

Ma il suo cuore non diede nessun segno di dolore, l’unica cosa che la faceva soffrire era la verità!

La consapevolezza che anche se per poco, l’uomo che le aveva distrutto la vita era stato felice e aveva sperato nel futuro.

D’un tratto si sentì in colpa per tutte le volte che aveva sperato nella sua infelicità e capì che quell’emozioni di meschinità che provava verso di lui erano solo la sua corazza, diventata negli anni sempre più spessa.

Staccandosi dalla porta, decise di scrivere una lettera a Marie, le avrebbe spiegato tutto in poche righe invitandola a raggiungerla per una visita, per poterla riabbracciare ancora una volta.

Marie era la marchesina d’Ables, una delle famiglie nobili più importanti di Parigi e forse più in là avrebbe potuto chiedere il suo aiuto, il suo e quello del padre che era molto influente a corte e amico del Cardinale Fleury consigliere del Re.

Sicuramente non avrebbe mai accettato la sorte a lei imposta!

Non sarebbe stata a guardare mentre qualcun altro decideva per la sua vita, né voleva sposarsi con qualcuno che altri sceglievano per lei.

Non era sicura che Madame Pompadour avesse suggerito a Max tutto ciò che lui le aveva riferito, lei credeva che quella donna fosse molto influente sulla vita degli altri, ma forse Max aveva esagerato un po’, magari solo per farla capitolare, e anche quello prima o poi sarebbe stato chiarito.

Le rimanevano soltanto tre mesi di studi e poi sarebbe stata presentata in società, sino ad allora avrebbe rivisto la favorita del Re, decise, e sarebbe entrata nelle sue grazie tanto da arrivare a decidere della sua vita senza opposizioni.

Stando nel collegio, aveva imparato fin troppo bene ad aspettare e a preparare bene ogni sua mossa prima di poter fare qualunque cosa, e avrebbe avuto pazienza, avrebbe saputo saper aspettare fino a che avrebbe avuto ciò che desidera…. la libertà….

Ripensò a Marie, la sua compagna di stanza, era divenuta l’unica sua ancora di salvezza in quegli anni bui ed era l’unica a sapere la verità sulla sua storia con Max….. lei di certo l’avrebbe aiutata quando sarebbe stato necessario.

Non avrebbe permesso ancora a quell’uomo di farle del male, piuttosto si sarebbe vendicata, se avrebbe continuato a metterle i bastoni tra le ruote.

Ripensò alla favorita del Re e ripensò all’anno prima quando Marie le aveva raccontato gli ultimi pettegolezzi di corte.

Madame Jeanne Antoinette Pompadour Marchesa di Poisson, era la moglie del Marchese d’Etoiles presentata a corte e divenuta ben presto responsabile dei divertimenti di palazzo, entrando nelle grazie del Re e persino della Regina per nulla indispettita che fosse la favorita del marito.

Si diceva che fosse una donna colta e che protesse per ogni nuova arte, sia scientifica che artistica e che facesse esibire molti giovani davanti alla corte di Versailles.

Marie le aveva detto che fosse anche molto simpatica e buona e che se era in suo potere aiutava persino i meno fortunati … forse quella donna sarebbe stata dalla sua parte, pensò.

Infondo si era interessata subito a lei, e questo voleva dire che era incuriosita dall’orfanella che i Montperry avevano preso sotto la loro ala e morto il vecchio Conte forse l’avrebbe creduta così indifesa, tanto da prenderla a sua volta sotto la sua ala protettrice.

Andò in cerca di un valletto per far inviare la lettera alla sua amica, e poi decise di fare un giro per il castello, dato che erano anni che mancava.

Si precipitò direttamente nelle scuderia, dove aveva lasciato il suo cavallo, quello che le aveva regalato sua madre … ma delusa vide solo cavalli arabi imponenti e scultorei.

Di Velvet la sua cavalla non c’era ombra.

Sicuramente si era persino dimenticata di lei, dovunque fosse, pensò.

Improvvisamente però lo scalpitio di un cavallo la fece voltare e in lontananza, vide la cavalla legata ad una staccionata mentre uno scudiero la stava preparando per la monta.

Corse verso di loro e si sbloccò davanti a due occhi scuri che la fissavano incuriositi.

La cavalla sbuffò e s’impennò guardandola come se l’avesse riconosciuta e poi si calmò di colpo e piano le si avvicinò.

Jean le avvicinò la mano al muso e l’animale le si sfregò contro nitrendo.

L’aveva riconosciuta!

Jean abbracciò l’animale sicura di non essere in pericolo sotto gli occhi sbalorditi del ragazzo che cercava di avvertirla a starle lontano.

Il ragazzo imbarazzato, fissò oltre la sua testa e dopo aver fatto un inchino si dileguò.

Jean si voltò trovandosi faccia a faccia con Max pronto per una cavalcata e capì che in sua assenza anche l suo cavallo era divenuto di sua proprietà e accigliata si allontanò per guardarlo meglio.

Max accarezzò il muso dell’animale come aveva fatto lei e sorridendo le disse:

Jean storse il naso e mostrando i denti i denti disse:

Detto questo si accinse ad allontanarsi, ma Max la prese per un braccio facendola voltare verso di lui e infuriato ringhiò:

Jean lo vide molto vicino e assuefatta dal profumo della sua pelle, chiuse gli occhi cercando di riprendere il controllo.

Max allora le lasciò andare il braccio e come se fosse naturale, la prese per la vita e la strinse a sé.

Jean riaprì gli occhi convulsamente e prima che lui potesse fare qualunque mossa si allontanò con uno scossone.

Max la guardò negli occhi e poi grave disse:

Max saltò in sella a Velvet e prima che Jean tornasse sui suoi passi, la sentì dire:

Non ottenne risposta, ma sentì solo il cavalcare lontano di Velvet con sopra il suo cavaliere sicuramente più infuriato di quanto dimostrasse.

Infatti non riusciva a capire come fosse cambiato.

Una volta non le avrebbe permesso di rispondere in quel modo, ma forse con gli anni si cambia, pensò, e doveva abituarsi ad un nuovo Max … oppure sotto la polvere stava bruciando ancora il fuoco, aspettando il momento per tornare ad essere quell’uomo duro e inflessibile di una volta?

 

La mattina dopo mentre Odette l’aiutava a vestirsi per conoscere il suo precettore, fece qualche domanda alla balia.

Odette scosse il capo, e disse:

Concluse la balia sconcertata da tutte quelle domande.

Jean le sorrise e per non farle sospettare nulla sul suo interessamento, si voltò, le baciò una guancia e disse:

Odette le sorrise bonariamente, e prima di aprire la porta per scortarla nello studio di Max, le disse:

 

Entrata nello studio, l’uomo che vide la sorprese.

Era giovane e molto piacente e appena anche lui la vide, arrossì come se non fosse abituato a frequentare spesso delle signorine.

Jean gli sorrise e sedendosi lo salutò con calore.

Jean notò l’imbarazzo dell’uomo che aveva sicuramente l’età di Max e disse:

Stuart annuì e dichiarò:

Jean lo fissò incuriosita.

L’uomo sorrise felice di parlare della sua protettrice e sedendole davanti, le parlò della donna in questione.

Jean si convinse che la favorita del Re ormai sarebbe stata in qualunque discorso e in ogni occasione che le si sarebbe presentata.

Stuart le sorrise e aprendo un libro piuttosto grosso, concluse il loro tempo di pettegolezzi, dicendo:

Jean sorrise a sé stessa e poi aprì anche lei il libro che aveva davanti.

Stuart fu un insegnante davvero particolare e Jean com’era abituata si impegnò molto nello studio sorprendendo il nuovo arrivato con la sua cultura.

 

4° CAPITOLO

 

A pranzo mangiò con Max mostrandosi per nulla interessata alla sua presenza e questo irritò molto il Conte che alla fine, quando la sentì chiedere il permesso di tornare in camera sua, negò dicendole:

-Credo che dovremmo discutere un po’ sul tuo comportamento Jean….. e forse anche sul nostro passato….

Jean rimase seduta a fissarlo, mentre gli abituali sentimenti contrastanti si mescolavano nel suo cuore e nella sua mente.

Jean altezzosa lo sfidò con lo sguardo e disse:

Max si alzò e andò a mettersi davanti al finestrone che si affacciava sul viale del giardino.

Jean lo guardò ferma meditando e poi sorprendendolo, disse:

Max si voltò sbalordito sentendo quelle parole, e dopo un po’ le sorrise.

Alzandosi in piedi, gli si avvicinò con fare molto sensuale e guardandolo dritto negli occhi, acconsentì.

Max le si gettò contro abbracciandola, e poi con trasporto le disse:

Jean fremette tra le sue braccia, ma il pensiero di vendetta che la sfiorò la fece gelare.

 

Quella notte da sola nel suo letto ripensò allasua vita e tutto ciò che aveva sofferto.

Non avrebbe più permesso a nessuno di farle ancora del male, soprattutto per la riuscita del piano che si stava chiarendo pian piano nella sua mente.

La freddezza del suo cuore, improvvisamente la spaventò, ma la consapevolezza di far pagare i torti subiti le spazzò via la paura lasciandole solo il vuoto, lo stesso vuoto incolmabile che l’ossessionava ormai da tre lunghi anni.

 

Il viaggio da Rouen a Parigi, fu molto confortevole, e le riportò alla mente la prima volta che aveva percorso quelle strade di campagna con sua madre.

Lei si, che era stata molto felice e anche se la sua felicità era durata ben poco, almeno era morta con la consapevolezza di essere amata.

Le verdi vallate, ricoperte di neve erano simili ai dipinti degli artisti che aveva visto una volta per le strade della capitale quando ancora piccola viveva a palazzo d’Artois della famiglia di suo padre.

Molte volte sua madre, le aveva detto che la famiglia del padre molto facoltosa l’aveva ripudiata dopo le sue seconde nozze e i suoi nonni paterni non l’avevano più volute vedere, convinti che la morte e l’infelicità del figlio provenisse in realtà da loro.

Jean ricordava molto poco sia dei nonni che di suo padre, ma sapeva che la decisione di allontanare sia lei che sua madre era partita dal vecchio Marchese d’Artois.

Si voltò allora verso Max che le viaggiava di fronte e gli chiese:

Max fu sorpreso dalla domanda.

Jean ritornò a fissare il panorama pensierosa e poi affermò:

Max si mosse agitato verso di lei e le disse:

Intuendo che Jean dopo aver passato tanto tempo in solitudine, poteva voler riavere un po’ di calore familiare non disse più nulla…. Avrebbe accettato la sua decisione di rivedere la Marchesa se gliel’avesse chiesto!

Jean dal canto suo presagì un’altra fonte di libertà…..

Chiese cambiando discorso.

Max la guardò diventando subito serio e le chiese:

Jean afferrò all'istante il cambiò di comportamento di Max, che le fece la domanda come se fosse infastidito dal solo fatto che lei probabilmente conosceva baldi giovani.

Max la guardò di sottecchi e poi aspro le disse:

Jean lo fissò per qualche istante e poi sorridente annuì e cambiò nuovamente discorso.

Max le sorrise felice che le cose stessero andando come desiderava e Jean ricambiò il sorriso, poi si appoggiò all’indietro e tentò di riposare.

Il fremito che sentiva ogni volta che stava vicino a Max non cambiava e non si attutiva e c’era qualcosa che le diceva che anche per lui quell’attrazione doveva essere forte.

Lo capiva ogni qualvolta la fissava intensamente, come a volercapire cosa stesse pensando … e forse anche lui, faceva di tutto per trattenersi dal provare ciò che provava.

Il motivo era differente del suo, ma presto avrebbe fatto in modo che Max non si trattenesse più come faceva, l’unica cosa che doveva tenere a bada era la “sua” sensazione e passione e avrebbe fatto in modo di riuscirci pienamente.

Doveva stare con gli occhi aperti e imparare, vedere, ascoltare ogni cosa che le sarebbe stata d’aiuto per tessera la sua tela e soprattutto saper agire come una donna, riuscendo a far fare a chiunque ciò che lei desiderava… e chi se non la favorita del Re poteva essere migliore maestra? Pensò sorridente!

 

Arrivarono a Parigi in tarda mattinata e la prima cosa che fecero fu di rinfrescarsi nell’appartamento cittadino dei Montperry e di pranzare, subito dopo, uscirono nella fredda giornata per raggiungere la sartoria di Madame Claudette.

La donna li accolse come faceva con tutte le sue giovani clienti, facendolevedere alcuni abiti pronti della sua misura e facendole scegliere una vasta quantità di stoffe di seta, di taffettà, di pizzi e merletti e infine dopo aver offerto loro del buon cioccolato caldo, confezionò i primi tre abiti che potevano già portare via e li informò che ci sarebbero voluti almeno una quindicina di giorni prima che potesse consegnare loro gli abiti.

Concluse perentoriamente, Max, poi insieme alla sua protetta si avventurò ancora per le strade di Parigi.

Jean volle camminare per un po’ anche se faceva abbastanza freddo e Max, le mostrò le bellezze della città che lei ricordava vagamente.

Arrivarono persino davanti la grande casa dei Marchesi d’Artois.

Le disse prima di tornare indietro.

Jean fissò l’imponente abitazione e poi con gli occhi umidi, disse:

Max le sfiorò il viso con una mano fredda e sorridendole annuì bonariamente.

Voleva renderla felice e poter riparare al torto fattole quando era ancora un’innocente bambina e perciò quella richiesta, gli sembrava poca cosa al confronto.

L’avrebbe accontentata e se gliel’avesse chiesto l’avrebbe anche accompagnata durante la visita.

Ma il giorno dopo quando ricevettero la lettera della Marchesa che accettava di vedere sua nipote, Jean non gli chiese nulla, volle solo essere accompagnata sino alla porta e Max, rimase un po’ deluso.

 

L’anziana nobildonna non l’accolse certo come una nonna accoglie una nipote che non vede da anni, ma forse ormai indurita dal tempo, la scrutò per molto tempo e volle sapere ogni cosa sulla sua vita.

Solo dopo un’ora si ammorbidì un po’ e le fece un sorriso.

Jean fu molto contenta di conoscere la nonna che riconobbe subito, molto somigliante a quel poco che ricordava del padre, e soprattutto constatò che aveva lo stesso colore verde smeraldo dei suoi occhi.

La Marchesa non le parò né di sua madre, né del periodo burrascoso che avevano passato e quando fu ora di lasciarla la pregò di tornare a trovarla.

Quando Max tornò a prenderla, la informò che Madame Pompadour, saputo della loro presenza a Parigi, li aveva invitati per una passeggiata alla reggia di Versailles.

Jean fu molto contenta della notizia e si sorprese a pensare che andava tutto come aveva previsto, mentre Max all’insaputa del suo piccolo piano, le si avvicinava sempre più.

Fu infatti quella sera, dopo aver cenato che le sedette vicino e credendola addormentata sul divano, la prese in braccio per portala nel suo letto e le sfiorò la fronte con un caldo bacio.

 

5° CAPITOLO

 

I sentimenti contrastanti che provava per Max la facevano sentire vulnerabile, quando gli era vicino, lo desiderava e nei suoi sogni più proibiti rivedeva ancora il suo giovane corpo aggrappato al suo in quei preludi amorosi di quindicenne che ancora non conosceva bene l’amore, ma che per quell’amore aveva sofferto tanto.

Quando erano insieme ogni pensiero sembrava chiudersi in un cassetto nella sua mente, per provare a gioire della sua compagnia e per ossigenarsi di quelle scariche elettriche che provava, se solo Max la sfiorava.

Poi invece, quando rimaneva sola, la Jean tradita, la quindicenne ingannata e abbandonata prendeva il sopravvento sul suo giovane cuore e diventava un’altra persona.

Calcolatrice, consumata di dolore e in attesa della propria vendetta….

Fu perciò quella sera stessa, dopo il bacio impacciato e imprevisto, che Jean non riuscì a fermarsi ed espresse i sentimenti che il suo corpo emanava.

Dopo aver sentito quel tocco delicato sulla sua fronte, Jean aprì gli occhi, vedendolo di spalle, e come spinta da una forza che non riuscì a combattere, lo fermò prima che potesse lasciarla sola nella stanza , prendendogli la mano.

Max si voltò sorpreso e nello stesso tempo con il viso stravolto dalla passione che lo stava divorando, e lo tirò a sé.

Max la fissò dritto negli occhi sperando di vedere ciò che anche lui sentiva, e diventando improvvisamente serio, tornò sui suoi passi e si sedette sulla sponda del letto accanto a lei.

Jeangli lasciò la mano e fece per alzarsi, dandogli le spalle.

Gli disse ansimando ansiosa.

Era da così tanti anni che non provava quella sensazione, di volersi sentire amata nella notte, come era già successo tre anni prima.

Max stentando ancora a crederci, con mani tremanti sciolse i lacci del corpetto che Jean fece scivolare in terra e poi si liberò anche dell’abito.

Si voltò nuovamente verso di lui ormai rimasta vestita solo con una sottoveste molto trasparente, con i seni prorompenti riversi al suo viso e piano, sussurrando, mentre gli occhi di Max non la lasciavano un secondo, disse:

Max la strinse a sé così violentemente che Jean barcollò e gli cadde addosso.

Poi senza darle tregua, s’impossessò della sua bocca mentre le mani la liberavano della sottoveste lasciandole i seni nudi e ritti .

Max assaggiò le sue labbra con la lingua con un sospiro di sollievo, bramoso ed esaltato dal ritmo del suo ansimare e poi con il pollice e l’indice le prese un capezzolo e lo strizzò facendole arrivare il sangue alla testa.

Lo strinse con le braccia mentre Max abbassava il capo sul petto e quando sentì la sua lingua sfiorarle i capezzoli e poi i denti fare quello che le dita avevano appena fatto, lo attirò ancora di più a sé febbrile.

Sospirò il suo nome, e cominciò a sbottonargli la camicia e il gilet.

Max l’aiutò spogliandosi di ciò che gli restava addosso fino a rimanere nudo e visibilmente eccitato dinnanzi a lei, e poi sdraiandosi accanto, l’accarezzò dal seno alla peluria scura tra le gambe, mentre con ingordigia la baciava e la stuzzicava là dove voleva entrare.

Jean lo fissò negli occhi appannati di desiderio e poi con una gestualità che aveva imparato solo con lui, abbassò la mano e toccò la sua eccitazione dritta e piena, e cominciò a muoversi mentre Max cominciava ad ansimare non riuscendo più ad aspettare.

Entrò con le dita in lei per lubrificare la parte che più voleva e poi liberandosi dalla sua stretta le allargò le gambe e piano la penetrò.

Jean sbarrò gli occhi e poi allargò di più le gambe e lo accolse generosa, stringendo le mani aggrovigliate alle sue.

Max cominciò una danza lenta e sensuale che poi sfociò in un tumulto sfrenato di movimenti, mentre la stringeva a sé e la baciava, mentre cercava sempre più la sua eccitazione e penetrava in lei fino a farla urlare.

Le sussurrò parole piene di desiderio e poi alla fine dopo averla sentita vibrare sotto di sé, arrivò al culmine sfinito, avviluppandosi sopra di lei come in un secco rifiuto di lasciarla andare.

Dopo … molto dopo, quando entrambi si svegliarono dal un sonno beata di soddisfazione, Max le si avvicinò e l’abbracciò baciandola con ardore.

Jean rise stiracchiandosi e stringendosi a lui e poi lo vide serio, guardare il suo corpo perfetto tra le sue braccia.

Max le sfiorò le labbra con un bacio e poi mentre con una mano le carezzava il seno scendendo sempre più giù, le disse:

E come se volesse constatare che fosse la verità, non le lasciò neppure il tempo di rispondere, scese tra le sue gambe e fece con la lingua ciò che prima aveva fatto in altro modo.

Jean si sentì struggere dal desiderio doloroso di averlo ancora in sé, ma prima di questo volle dare calore a lui come lui aveva appena fatto.

Così si abbassò sotto il lenzuolo di seta e prima di altro, leccò e massaggiò il suo desideroso sesso, e poi ne avviluppò calore con la bocca, fino a quando non lo sentì gridare come aveva fatto lei prima… poi consapevole della sua sfrenata eccitazione, si issò a sedere su di lui e fece in modo che Max entrasse in lei, con una sola mossa.

Da lì, questa volta fu lei, che lo portò alle vette del piacere, ricadendogli in grembo sfinita e consapevole di averlo ormai in pugno.

 

La mattina dopo, si svegliarono entrambi all’ora di pranzo.

Ancora abbracciati e avvinghiati, Max la svegliò con un bacio.

Jean aprì gli occhi ritrovandosi persa nei suoi, e sorridente, ricambiò il bacio, facendogli sentire che ancora lo desiderava come la notte passata insieme.

Birichina rise di gusto sentendo crescere la sua eccitazione che gli sfiorava le gambe e lo provocò.

Disse strofinandosi piuttosto vicino.

Max chiuse gli occhi soggiogato dal desiderio di lei e sollevandola al di sopra del suo corpo se la mise in grembo.

Jea gli sorrise e poi si mosse sfregandosi contro di lui in modo sensuale, e poi baciandolo con passione sulle labbra, lo sentì accarezzarle i seni turgidi e poi scendere con le mani fino al bacino per impossessarsi ancora del suo corpo.

La guidò con mani abili e la penetrò ancora.

La tenne stretta a sé e questa volta si mosse lui, con colpi forti e pieni di impeto.

Jean gridò tutta la sua smania di eccitamento e gli conficcò le unghie nella carne, quando con mani esperte, Max la sollevò

sedendosi e facendola sedere mentre la faceva muovere, e le succhiava i capezzoli dritti e premuti contro il suo viso.

Arrivarono ancora una volta alla sommità della loro eccitazione, e poi stravolto e appagato da una notte d’amore, Max le prese il viso fra le mani e baciandole ogni minima parte, le disse:

Jean annuì alzandosi dal suo grembo e baciandogli la punta del naso, lo sentì dire:

Occhi negli occhi, Jean lavò il suo desiderio nella toletta e poi si fece aiutare da quelle mani che l’avevano appena assaggiata ad indossare uno dei suoi abiti nuovi, per poi uscire dalla camera e farlo vestire tranquillo.

 

Quando raggiunsero la reggia di Versailles Max aveva un viso appagato e felice e Jean, aveva gli occhi di chi aveva ritrovato sé stessa.

Ogni volta che chiudeva li chiudeva lo risentiva galoppare in lei e sentiva nelle orecchie i suoi urli e le sue espressioni da amante focoso e non vedeva l’ora di essere ancora fra le sue braccia.

Ma poi appena vide la favorita del Re avvicinarsi, ricordò il suo intento e si concentrò su di lei.

Avrebbe preso da Max ciò che lui tempo prima aveva preso da lei, godendone più che poteva, ma alla fine avrebbe avuto la sua vendetta!

Appena la vide entrare nella sua sala Madame Pompadour le regalò un gran sorriso.

Jean s’inchinò al suo cospetto e con un gesto della mano, la donna bellissima e leggiadra, face andar via Max.

Max rise di gusto e poi baciandole il dorso della mano vellutata si accomiatò.

La favorita del Re la prese sottobraccio e con simpatia, le disse:

Conducendolaverso l’esterno tra le riverenze delle altre dame, Jean si sentì molto felice.

Finalmente aveva l’attenzione della Marchesa di Poisson e forse non avrebbe fatto alcuna fatica ad entrare nelle sue grazie, dal momento che era lei stessa a cercarla.

L’unica cosa che doveva fare, era cercare di restarle simpatica e farsi insegnare le arti di ammaliatrice, tanto da riuscire nel suo intento.

Jean sorrise e si voltò a guardare i meravigliosi cespugli di rose bianche e le fontane che incorniciavano Versailles, e camminando fianco a fianco improvvisamente, si rese conto di quanto quella donna fosse perspicace.

Oppure conosceva molto bene Max, e sapeva interpretare le sue emozioni… O forse era soltanto l’intuito di cui tutti parlavano a corte.

La donna le sorrise, con dolcezza e poi con fare protettivo, le disse:

Jean la fissò stupita e con la domanda negli occhi, la sentì dire ancora:

Jean le sorrise grata, non immaginava che il suo interesse fosse spinto dalla conoscenza che aveva avuto con sua madre, e contenta che fosse per quello, rimasecompiaciuta e tranquilla quando insieme rientrarono.

E prima di salutarsi, Madame Pompadour le promise che avrebbero parlato ancora e che l’avrebbe presto invitata a passare del tempo con lei nella sua casa di campagna.

Jean rimase molto colpita da quella donna e con tutto il suo essere sperò di avere trovato un’ amica e un’ alleata!

 

6° CAPITOLO

 

Appena rimasero soli, e il valletto si chiuse la porta alla spalle, per tornare solo all’ora di cena, Max le andò vicino e abbracciandola dalla spalle, la strinse e le baciò la cavità del collo desideroso.

Jean sorrise sentendo quanto la voleva, così voltandosi sempre stretta fra le sua braccia, gli prese il viso fra le mani e lo baciò arrendevole succhiandogli le labbra come se fossero state un frutto proibito.

Max cominciò ad accarezzarla tutta e le sue mani furono un vero sollievo, mentre le alzavano le vesti per impossessarsi della sue natiche sode.

Continuò a baciarla con ardore e poi le liberò il seno sciogliendo alcuni lacci del corsetto che indossava e cominciò a succhiare avidamente ciò che aveva bramato per tutto il giorno.

Jean sospirò di piacere.

Le disse, stuzzicandole ancora i seni protesi ed eccitati, poi con naturalezza, l’appoggiò sopraun mobile appoggiato contro la parete e adagiandola sopra le sollevò l’abito e con una sola mano, mentre la bocca la divorava dal seno in su, toccò il suo intimo facendola ansimare come se non riuscisse più a sopportare quella tortura.

Un urlo le sgorgò dalle labbra e Max dovette baciarla per non farla continuare ad urlare.

In fine scendendo a fare ciò che aveva appena fatto con la bocca, leccò e succhiò l’interno della sua eccitazione mentre si sfilava i pantaloni .

Bramoso come un assetato che beve dopo tanto tempo, mentre tra le spinte Jean cercò di non urlare e di aggrapparsi a lui e resistere baciandolo, leccando ogni centimetro del suo collo e quando lo sentì vibrare e farla vibrare, insieme raggiunsero la vetta del piacere assoluto.

Max le prese il viso tra le mani e prima di baciarla come se non fosse mai sazio di lei, le disse:

Jean non capì quell’affermazione dal momento che era stato lui ad abbandonarla e a ferirla,ma quando ricevette quel bacio simile ad un morso vorace, smise di pensare e l’eccitazione crebbe in entrambi.

Ma nessuno dei due continuò l’arte dell’amore, avrebbero rimandato tutto alla notte, perché adesso qualcuno li avrebbe potuti vedere …

 

Cenarono da soli davanti al camino e subito dopo Jeansi alzò per raggiungere la sua camera.

Si fece trovare nuda ricoperta dal lenzuolo di seta e lo accolse tra le braccia e tra le gambe smaniosa e eccitante più che mai per l’intera nottata.

Quando la mattina dopo, si svegliò appoggiata al suo addome piatto , Jean gli sorrise assonnata e lo vide pensieroso.

Max le accarezzò i capelli, il collo e poi prendendola per le spalle la issò vicino accarezzandole le natiche con fare malizioso.

Jean rispose subito alla sua smania e si sfregò baciandolo.

Jean lo fissò sbalordita.

Max mise un braccio sotto il suo ventre e le sfiorò la peluria in modo sensuale e Jean chiuse gli occhi assaporando quella sensazione.

Mentre parlava le sue dita la stuzzicavano con ingordigia.

Jean a quell’affermazione sbarrò gli occhi e si allontanò.

Max scattò in avanti prendendola per le braccia e stringendola, le disse rauco:

Jean allora capì la sua infinità gelosia e senza prendersela, per averla creduta diversa da chi era, gli sfiorò le labbra e con sincerità disse:

Max la fissò per un istante, e poi gettandola sdraiata con un ringhiò voglioso la baciò e la fece sua ancora una volta.

 

Le disse Max una volta sulla carrozza per riprendere la via di casa.

Jean sorrise maliziosa e infastidita da quell’ordine, cercò di sdrammatizzare, il tutto, dicendo:

Max rise di gusto eavvicinandosi per baciarla sulle labbra, le disse:

Jean rise e poi si sedette accanto appoggiandosi alla sua spalla dimentica di tutto tranne che di loro due soli e lontano dal passato e dal futuro.

Un’ora dopo quando erano ancora per strada, Max le dimostrò ancora quando volesse possedere tutto di lei anche in un piccolo spazio come la carrozza e Jean fu felice di accontentarlo.

Era eccitante essere una donna desiderata e desiderabile e man mano che i loro sensi prendevano possesso dei loro corpi, anche tutto il resto le risultava sempre più eccitante.

Avrebbe voluto restare con lui per l’eternità in quel modo anziché riprendere consapevolezza della sua vita.

Prima di partire aveva scritto un biglietto alla nonna dicendole che sarebbe tornata presto a trovarla.

E quello voleva farlo anche se da lei non avesse ricavato nulla per ciò che aveva in mente, perché quella donna era l’unica famiglia che le restava, soprattutto dopo che fosse riuscita a mettere in atto il suo piano, l’unica famiglia dove tornare.

Ripensò persino a Madame Pompadour…

Chi avrebbe mai pensato che fosse amica di sua madre?

Era per quel motivo che si era interessata così tanto a lei?

E chissà quale altre novità le avrebbe detto su una madre che ricordava poco, e aspettava con ansia quel momento, per capire ancora di più che tipo di amicizia potesse avere con la favorita di Francia.

 

Il giorno dopo quando entrò in biblioteca per le consuete lezioni con Stuart, trovò un ragazzo diverso ad attenderla.

Qualcosa le diceva che il sorriso felice che l’aveva accolta non era solo di cortesia, ma fece finta di nulla e ascoltò con molto interesse ciò che lui aveva da dirle e da raccontarle.

Stuart era una persona molto interessante e dolce, e lei era sempre stata assetata di conoscenza.

Le loro lezioni ben presto divennero sempre più un esigenza per Jean e piano piano si accorse che dopo un mese il povero Stuart era completamente innamorato di lei.

Jean si rammaricò di questo, soprattutto pensando alle notti di fuoco passate tra le braccia di Max, mentre il giovane insegnante la credeva un’ingenua ragazza molto solitaria.

Jean a volte si fermava a fissarlo per un po’ mentre parlava, cercando di intravedere qualcosa che non andasse in lui, ma più tempo passano insieme e più si rendeva conto di quanto Stuart fosse diverso da Max e quanto la sua dolcezza l’aiutasse ad andare avanti giorno per giorno.

Sapeva bene che se solo avesse osato dargli una speranza lo avrebbe reso molto felice, ma la paura di fargli del male era molto forte.

In fondo al suo cuore, voleva molto bene all’insegnante di vita più che d’istruzione che le era stato assegnato, e non voleva che anche lui passasse quello che aveva passato lei, ma giorno dopo giorno, mentre con Max l’unica cosa che riusciva a fare era stare tra le sue braccia di notte, aveva capito quanto le fosse divenuto indispensabile parlare con Stuart e stargli accanto.

Un sentimento misto si stava intromettendo nel suo animo senza farle capire più i suoi sentimenti e di questo non riusciva a capacitarsi.

Era come se qualcosa l’attirasse inevitabilmente verso di lui, ma nello stesso tempo il desiderio di giacere con Max le era fatale tanto da stare male se non accadeva.

Era arrivata al punto di credersi pazza e troppo vendicativa, ma poi quando guardava gli occhi dolci di Stuart, si rendeva conto che la dolcezza che lui dimostrava nei suoi confronti appagava il vuoto, che lasciava Max quando la mattina ritornava nella sua camera.

Jean si rendeva conto persino che il tempo era volato e che il suo piano era fermo al punto di partenza, e che lei era bloccata su un terreno che lei stessa conosceva poco, poi un giorno l’arrivo della visita della sua amica Marie cambiò qualcosa.

 

La ragazza aveva mandato una lettere giorni prima informandola del suo arrivo, dicendole che prima di tornare a casa, avrebbe voluto riabbracciarla.

Jean fu felicissima e finalmente riuscì a confidarsi con qualcuno su ciò che aveva in mente.

Marie fu molto comprensiva, fino a che non vide Max.

Le disse dopo cena rimaste sole in camera degli ospiti.

Jean rimase sorpresa dal cambiamento d’opinione dell’amica.

Jean fissò l’amica, mentre Marie si spazzolava i lunghi capelli biondi.

Ad un tratto le venne in mente Françoise e la voce le si spezzò.

Marie la guardò triste per la situazione che ormai affrontava da anni da sola e le disse:

Jean rimase stupefatta da quella verità che neppure lei riusciva ad ammettere per sé stessa, e alzandosi in piedi, disse:

Marie annuì bonariamente e capì che cercando di farle cambiare idea, non avrebbe risolto nulla, così la mandò a letto cercando di consolarla con un abbraccio.

 

7° CAPITOLO

 

La mattina dopo quando Marie vide Stuart, qualcosa di nuovo aiutò Jean.

Le disse Marie passeggiando nel giardino.

Jean non immaginava nemmeno lontanamente chi fosse in realtà il dolce Stuart, e nemmeno come facesse Marie a sapere tante cose di Parigi e della sua nobiltà stando sempre in collegio, ma tutto ciò le poteva tornare utile.

Le disse ancora Marie, quando glielo fece notare.

Marie fece spallucce, e rispose:

Jean sbarrò la bocca inorridita e poi vedendola sorridere sorrise anche lei, capendo che scherzava.

Ma in fondo era la verità, pensò.

La facciata non avrebbe protetto mai ciò che in realtà era la gente.

Tutti a Parigi tra i nobili erano libertini e adulteri, cominciando proprio dal Re in persona, mentre tanti altri erano infelici costretti a vivere con una persona che non amavano e perciò alla fine, seguire la scia era inevitabile.

Marie la salutò il giorno dopo promettendole di passare a trovarla ancora, prima di tornare in collegio.

E due giorni dopo arrivò l’invito di Madame Pompadour ad un ballo a corte, e Max fu costretto ad accettare.

Fu così che in meno di due giorni Max la riportò insieme ad Odette a Parigi, informandola che questa volta si sarebbero fermati per qualche giorno in più.

 

Il pomeriggio prima del ballo, Jean fu portata a palazzo nelle stanze private della favorita del Re su invito personale della marchesa, che appena la vide l’accolse come una figlia.

Jean fu molto felice di rivederla, qualcosa in lei la rassicurava e la faceva sentire protetta.

Le chiese la donna facendola accomodare nel suo salottino scacciando le dame di compagnia per poter parlare sola con lei.

Jean le sorrise e essendo completamente sincera, le disse:

La donna rise appoggiando la mano sulle labbra divertita dalla schiettezza di Jean e guardandola negli occhi, cominciò dicendo:

Jean la fissò sbalordita. Non sapeva che sua madre non fosse nobile di nascita!

Dai suoi racconti aveva capito il contrario, ma poi ripensò al fatto che fu obbligata a sposare suo padre e capì tante cose che prima aveva fatto a meno anche di pensare.

Madame Pompadour le carezzò il viso e comprensiva continuò dicendo:

Madame Pompadour si alzò per avvicinarsi alla finestra e Jean fissò la sua meravigliosa figura.

Era davvero molto bella e non era un caso che fosse la donna amata dal Re.

Era cresciuta consapevole di diventarlo e man mano aveva preso coscienza di quanto potere avrebbe avuto, rimanendo umile nell’animo e non perdendo la sua bellezza interiore oltre che esteriore.

Le disse voltandosi a guardarla.

Jean le sorrise timidamente e disse:

Madame Pompadour la fissò per qualche secondo e poi rispose:

Jean non capì subito, poi la vide voltarsi a guardare fuori e si alzò per raggiungerla.

Quello che vide fuori dalla finestra, nel giardino reale, fu una bimbetta bionda giocare con le sue dame di compagnia sorridente e felice.

Jean sorrise nel guardare la bambina bella più della madre e col sorriso più dolce che avesse mai visto.

La donna le sorrise ancora e offrendole il braccio, la scortò fuori.

Jean quel pomeriggio conobbe il grande amore della favorita del Re e vedendole insieme un piccolo palpito di nostalgia le salì al cuore.

Un giorno forse anche lei avrebbe avuto una bambina e nulla le avrebbe impedito di renderla felice e non abbandonarla mai, come era capitato a lei.

D’un tratto il viso di Max si contrappose ai suoi pensieri e un rivolo di pianto le rigò il viso.

Non avrebbe mai trovato la felicità che cercava nel modo in cui stava vivendo, né tanto meno avrebbe voluto continuare a vivere così.

Forse avrebbe dovuto rinunciare ai suoi propositi di vendetta e cercare solo la sua strada, il suo futuro lontano dalle tentazioni, con un’ uomo che l’amasse per ciò che era in realtà, una donna con molti punti deboli e tanta sofferenza da dimenticare.

 

La sera stessa al braccio di Max entrò nella grande sala delle feste del palazzo di Versailles un po’ più triste di quanto immaginasse.

Bellissima nel suo abito di seta bianco, sembrava una regina e l’amicizia di Madame Pompadour la rese la donna più ricercata e invidiata di Parigi.

Molte nobildonne spettegolarono dietro i ventagli eleganti e molti nobiluomini vollero danzare con lei, sotto lo sguardogeloso di Max e dietro una ossessività furiosa.

Jean molto dopo si rilassò e cominciò a vedere tutta la serata con occhi diversi, capendo di aver cercato in realtà qualcosa che non avrebbe mai avuto in futuro.

Si rese conto subito di non voler vivere la vita di sua madre, piena di balli a corte e di finzioni solo per recitare una parte alla quale era stata abituata per tutta la vita, e che l’unica cosa che desiderava era vivere un’ amore felice lontano da tutto lo sfarzo falso e indagatore della nobiltà che voleva solo vedere la facciata austera e ricca delle persone e non la verità e la loro vera essenza.

Quando quella notte si ritrovò sola in camera sua sapendo che Max non l’avrebbe cercata per via della presenza di Odette, rimase sveglia per molto tempo, fino a che non riuscì più a trattenersi e nuda e bellissima con la sua vestaglia di seta, aprì la porta della camera di Max e lo vide appoggiato con le spalle sul cuscino del suo letto come se l’aspettasse.

Lo guardò con le lacrime agli occhi e ripromettendosi di non piangere, si avvicinò piano.

Max le sorrise nel buio e le porse la mano.

Jean toccò la sua mano e una scarica elettrica le trapassò il corpo.

Lo amo, pensò…. Lo amo!

Spaventata e triste per quella realtà che l’aveva colpita facendole rinunciare ad ogni suo proposito di vendetta, si sedette al suo fianco e accarezzandogli il viso con una mano si avvicinò alle sue labbra sfiorandogliele con un bacio dolce e appassionato allo stesso tempo.

Max le appoggiò una mano tra i capelli e sulla nuca avvicinandola a sé e prendendola per la vita, sospirò e le disse:

Jean lo fissò nell’oscurità vedendo improvvisamente in lui tutto ciò che voleva per sé e per la sua felicità.

Poi come spinta da una forza insostenibile, gli confessò:

Max l’allontanò da sé stupefatto e la guardò negli occhi.

Vide le sue lacrime e con il pollice le asciugò le guance, poi dolcemente la strinse contro il suo petto nudo e abbracciandola la cullò facendola sfogare.

Lacrime che serbava dentro da oltre tre anni.

Dopodichèla fece sdraiare al suo fianco e quella notte dormirono insieme senza fare l’amore.

Dormirono stretti l’uno all’altro e Jean si sentì amata e felice come mai lo era stata.

Max non le aveva detto che l’amava, ma l’affetto e la dolcezza che le aveva dimostrato tenendola con sé senza osare toccarla, volevano dire senz’altro qualcosa e lei sentiva che era così.

Questa volta si sarebbe fidata di lui…. Non era più una bambina, era una donna ed era sicura che anche Max le volesse bene.

Marie aveva avuto ragione, aveva paura d’amare e quando l’aveva capito finalmente aveva trovato il coraggio di essere sé stessa e dire la verità, ora doveva solo aspettare che anche il suo amore facesse lo stesso.

Avrebbe avuto pazienza e avrebbe aspettato! Max l’amava ne era sicura!

 

Alle prime luci dell’alba quando aprì gli occhi incontrò subito lo sguardo appassionato di Max che aspettava il suo risveglio senza muoversi.

Gli sorrise stringendosi contro e prima che lui potesse fare o dire qualcosa, lo abbracciò e piano piano scivolò sopra di lui sentendo tutta la sua eccitazione, e fecero l’amore come mai l’avevano fatto.

Dolcemente e lentamente assaporando ogni istante e ogni sentimento … fu allora che Max le prese il viso fra le mani e bocca a bocca, le sussurrò:

 

8° CAPITOLO

 

Gli disse guardandolo vestirsi, mentre lei era rimasta nuda e sdraiata sul letto.

Max le sorrise e annuendo le si avvicinò e sfiorandole il naso con una bacio, le disse:

Jean pensò qualche istante e poi sorridendo disse:

Si alzò sulle ginocchia passandogli le braccia al collo e nuda sentì la ruvidezza dei suoi abiti.

Max la fissò per qualche istante serio e poi la baciò con passione.

Jean annuì vedendolo però pensieroso, e poi scattò verso la sua camera per vestirsi e rendersi presentabile.

Appena però aprì la porta della sua camera il viso contrariato di Odette le apparve davanti.

Jean si chiuse dentro la camera con lei per non farsi sentire da nessun altro e cercando di calmarla, le disse:

La domestica fece avanti e indietro scuotendo il capo senza fermarsi.

Jean le andò vicina prendendola per le spalle e con occhi imploranti, le disse:

Odette scosse il capo, e sedendosi sul letto con le lacrime agli occhi, le disse triste:

Jean sbarrò gli occhi.

Odette sapeva….. pensò; E sapeva dell’altro se era convinta di ciò che diceva….

La fissò sgomenta inginocchiandosi in terra e le chiese:

La donna si asciugò una lacrima col grembiule e singhiozzando infelice, le disse:

Jean batté le palpebre e la testa convulsamente.

Non poteva capitare ancora, non di nuovo….

Si alzò di colpo e scappando nell’altra stanza entrò in salone dove lui stava sorseggiando del tè e sconvolta gridò:

Max la fissò e si alzò da dov’era seduto.

Prendendola per le spalle, serio e con un macigno sul cuore, le disse:

Jean sbarrò gli occhi e si sciolse in lacrime allontanandosi piano da lui.

Si strinse le braccia a sé e indebolita, gli disse:

Max abbassò il capo e chiudendo gli occhi, le disse:

Jean scosse la testa energicamente e scappando via si richiuse in camera.

Nessuno l’avrebbe messa in gabbia, neppure il Re in persona….. giurò a sé stessa…..

Si vestì in fretta e poi uscì di casa senza farsi vedere per raggiungere il palazzo di Versailles.

Madame Pompadour l’avrebbe aiutata……

 

La favorita del Re vedendola sconvolta l’accolse tra le braccia e lasciò che si sfogasse prima di chiederle cosa le fosse successo.

Jean le si sedette accanto e poi prendendo il coraggio a due mani, le raccontò tutto.

Le parlò dei tre anni di sofferenza, di Max e delle ultime vicende, fino al suo prossimo matrimonio.

La donna che aveva già intuito della loro storia annuì solamente senza dirle più nulla, e poi cercando di calmarla, la portò nelle stanze destinate alle sue dame e prima di lasciarla addormentata, sul letto, le disse:

 

Quando si svegliò era ancora nella stanza che le aveva donato Madame Pompadour e le tende ancora erano tirate, lasciandole intravedere al buio di essere sola.

Si alzò e cercò di rendersi presentabile per uscire a cercare la Marchesa e appena aprì la porta la trovò seduta nel suo salottino come se l’aspettasse.

Jean le sorrise triste e poi andandole vicino, le si inginocchiò di fronte.

La donna le mise una mano sui capelli e facendole alzare il viso, le disse sorridendo:

Jean le fu intensamente grata.

Madame Pompadour sbatté le mani e due dame entrarono in salotto, pronte ad ascoltarla.

Le dame annuirono e la scortarono nell’ala opposta del palazzo, dove gli ospiti della favorita del Re rimanevano su sua richiesta.

Jean fu aiutata a fare il bagno e a vestirsi e poi venne accompagnata in giardino dove il Re e la sua amata Madame Pompadour passeggiavano.

Appena fu in sua visuale la donna le sorrise e notò subito l’abito che aveva scelto per lei e le sorrise, facendole cenno con la mano di avvicinarsi.

Il Re la fissò compiaciuto e rispose al suo inchino.

Disse il Re sorridente alla donna che aveva accanto.

Madame Pompadour annuì e prendendo una mano di Jean, disse:

Il Re rise e baciò la mano della sua amata e poi annuendo, disse:

Jean sorrise felice e s’inchinò al passaggio del Re che con un sorriso e un cenno del capo la salutò.

Madame Pompadour le strizzò l’occhio seguendo il sovrano e Jean rimase sola in mezzo alle rose e sospirando, ricadde seduta su di una panchina di ferro battuto per riprendere fiato.

Grazie alla vecchia amica di sua madre, la favorita di Francia, e sua potente nuova amica, poteva ancora sperare nel futuro e sperare di decidere per sé senza essere costretta dalla società.

Pensò a Max e trattenne il pianto.

L’aveva tradita ancora una volta e la vendetta ormai non le interessava più, a meno che lui si fosse tenuto a distanza.

Non voleva più rivederlo! Sarebbe rimasta a vivere a palazzo e grazie alla sua amicizia con la Marchesa avrebbe conosciuto l’amore e avrebbe continuato a vivere, riavvicinandosi a sua nonna e avrebbe finalmente dimenticato e sepolto l’amore che provava dentro per un’ uomo che non l’aveva mai amata.

 

Disse Marie abbracciandola stretta.

Jean raccontò all’amica che non vedeva da più di un mese Max e tutto ciò che le era accaduto dopo la loro ultima conversazione … della grande amicizia e il rifugio sicuro che aveva trovato grazie alla favorita del Re, e Marie l’ascoltò in silenzio, facendole sfogare

Ogni sua amarezza.

Jean scosse il capo.

Marie annuì e poi preoccupata, le chiese:

Jean guardò l’amica che era sempre stata molto comprensiva con lei e poi, si toccò il ventre.

Da qualche giorno aveva scoperto di aspettare un bambino ed era figlio di Max!

Doveva andare via dal palazzo o la notizia si sarebbe sparsa in fretta.

Era decisa ad andare a vivere in casa d’Artois, perché la povera nonna era gravemente malata e costretta a letto e non si sarebbe accorta del suo stato.

Sarebbe rimasta chiusa in casa fino al momento del parto e nel frattempo avrebbe trovato una soluzione per non disonorare il nome della famiglia e non far nascere uno scandalo.

Sapeva che avrebbe avuto il sostegno di Madame Pompadour e ora rivelando il tutto a Marie, avrebbe avuto anche il suo aiuto.

 

Rimasta sola alzò il viso al cielo stellato e compatì sé stessa.

Perché il destino le aveva riservato un tracciato tanto ostile?

Perché tanta sofferenza?

La mancanza ossessiva di Max le faceva tanto male quanto la mancanza dell’aria stessa.

Ma avrebbe reagito a tanto dolore, ci sarebbe riuscita e avrebbe vinto la partita col destino avverso.

 

9° CAPITOLO

 

La morte di sua nonna, la Marchesa D’artois e la nascita di Cristine Antoinettefu un susseguirsi di avvenimenti.

Jean si ritrovò in meno di un’ anno a risollevare le sue sorti e quelle di sua figlia nascondendosi al mondo intero.

La sua grande amica Madame Pompadour l’aveva sempre aiutata e alla fine aveva trovato il rimedio giusto al grave problema di essere una donna sola con una bambina nata senza un matrimonio.

Le aveva organizzato un matrimonio di convenienza con un nobile decaduto e morente, con l’unico desiderio di risollevare il buon nome della famiglia prima che ciò avvenisse, e aveva falsificato i documenti del matrimonio ad una data accettabile alla sua gravidanza, sostenendo in fine il matrimonio e mentendo sulla paternità di Cristine.

Dopo un anno di assenza, Jean tornava a Parigi come la Marchesa d’Artois,vedova e lontana parente del marito della favorita di Francia, con una bambina di soli tre mesi.

Nessuno ebbe mai da pensare e nessuno osò mai farlo data la grande amicizia che legava le due donne, e tutto arrivò all’orecchio di tutta la Francia, persino di Max Montperry che appena saputa della ricomparsa di Jean che non aveva osato più cercare, ritornò anch’eglinella capitale conl’intento di rivederla.

 

Il sole era alto nel cielo quel pomeriggio mentre passeggiava al fianco della balia con in braccio sua figlia.

Jean arrivò nei giardini di Versailles giusto in tempo per vedere che tra i tavolini stavano servendo del te con i biscotti preferiti dal Re.

Jean si guardò intono e non vide la sua cara amica, così lasciò sua figlia nelle mani esperte della domestica e si aggirò cercando un posto tranquillo dove sedersi.

Camminò con passo svelto e si rifugiò all’ombra di un vecchio albero e si accomodò contenta di aver trovato un tavolo lontano dagli altri nobili.

Riprese in braccio sua figlia e poi mandò la balia a prendere il tè.

Quella voce, fu un tuono a ciel sereno, e con gli occhi sbarrati stringendo al petto il dono più prezioso che la vita le aveva donato, si voltò a fissare l’uomo dal quale scappava da sempre.

Max l’osservò nervoso e incantato dalla sua bellezza.

Diventando madre, Jean era diventata una donna bella e più sofisticata di quanto fosse nei suoi pensieri e nei suoi ricordi.

Si avvicinò piano, guardando sia lei che la bambina e una fitta di gelosia lo colpì.

La donna che aveva di fronte si era sposata e aveva amato un altro uomo dal quale aveva avuto una bambina.

Se lui non fosse stato così stupido e avesse combattuto per il loro amore, forse adesso sarebbero felici e insieme.

Jean si alzò di colpo, quando lo vide vicino e tentò di allontanarsi ritrovandosi con le spalle contro il grande albero secolare.

Si guardò intorno vedendo i nobili che si divertivano e preoccupata che qualcuno vedesse la sua reazione, tentò di rilassarsi.

Alzò lo sguardo su Max e una fitta al cuore la colpì come il ricordo del suo amore.

Era bastato un solo sguardo per farle capire che ancora l’amava e che sempre l’avrebbe amato, ma che nello stesso modo non lo voleva vicino.

Max le fece segno con la mano di sedersi e con gentilezza, le disse:

Jean lo fissò.

Con riluttanza prese posto e stringendo sempre sua figlia, dura e furiosa della sua intrusione, disse:

Max la guardò rattristandosi.

Max scosse il capo e guardò la bambina, dicendo:

Jean fu afferrata dal panico e si alzò di nuovo.

Max la fissò dritto negli occhi e senza darle il tempo di scappare, si contrappose fra lei e il passo e le disse:

Jean scosse il capo sentendosi infervorare e cercando di non urlare, ringhiò:

Jean sfuggì al suo tocco e a passo spedito riprese la via d’entrata a palazzo.

Max le fu subito dietro ed entrando, Jean diede subito la bambina alla balia per poterlo affrontare.

Si ritrovarono chiusi in uno dei salottini di palazzo e furiosa, gli si scagliò contro.

Max la fronteggiò deciso e le disse:

Max si avvicinò minaccioso e prendendola per i polsi l’avvicinò pericolosamente a sé e le disse:

Jean sbarrò lo sguardo.

Come era possibile? Chi aveva detto la verità a Max se solo lei e la Marchesa ne erano a conoscenza?

Si allontanò da lui come morsa da una tarantola e lo guardò atterrita.

Max si calmò e fissandola, le disse:

Max la guardò più sereno e le disse:

Jean lo fissò truce e voltandogli le spalle, disse:

Max sbarrò gli occhi sentendo quelle parole, poi però concentrò il discorso sulla bambina e Jean cominciò a cedere.

Max scosse il capo e poi le disse:

Jean lo vide uscire e stringendo le mani a pugno maledì il giorno che l’aveva amato e conosciuto.

Tutti i suoi sforzi erano stati vani, pensò….. furiosa….

Avrebbe pagato per tutta la vita il prezzo di quell’amore?

Si…. Lei si! Ma Cristine, doveva vivere senza macchia e senza sofferenza, perciò avrebbe fatto buon viso a cattivo gioco e prima o poi avrebbe trovato il modo di vendicarsi di quell’uomo, e poi l’unica persona che l’aveva sempre aiutata a dispetto di tutto era stata Madame Pompadour e non poteva farla incolpare di tradimento, non lei….. non la favorita del Re…..

 

Jean tornò a casa, la casa degli Artois dove aveva vissuto un’ anno isolata, nascosta all’occhio della gente.

Cambiò la sua piccola Cristine e poi la cullò al petto dolcemente come faceva ogni qualvolta doveva addormentarla.

La guardò dormire per tanto di quel tempo che alla fine quando si rese conto di cosa faceva era già buio.

Ripensò a suo padre, il suo vero padre…. Neppure lui l’aveva mai amata, e l’unica immagine che portava con sé di lui era l’immagine di un’ uomo burbero che la fissava sempre con sdegno e malumore.

Non voleva che la sua piccola Cristine crescesse senza padre…. Non voleva toglierle la gioia di chiamare quel nome o di piangere tra le sue braccia anche per un non nulla!

Avrebbe accettato tutto e avrebbe visto crescere felice sua figlia, almeno la sua piccola non avrebbe conosciuto la sofferenza di essere stata rifiutata da tutti.

Era ancora troppo piccola e nulla avrebbe turbato la sua crescita, né lei avrebbe mai fatto capire quanto in realtà la famiglia che presto si sarebbe creataera falsa come i sentimenti che Max aveva verso di lei.

Non avrebbe fatto nulla contro di lui, né tanto meno avrebbe mai potuto vendicarsi senza colpire la sua bambina, perciò decise, avrebbe solo mantenuto uno sdegnoso distacco da quell’uomo e non gli avrebbe mai più creduto…. Mai più…..

 

10° CAPITOLO

 

La mattina dopo, di buon mattino Jean fu svegliata dalla cameriera che strillava.

Ancora un po’ assonnata, vide sbarrarsi la porta della sua camera e Max entrare scacciando la povera cameriera che cercava di fermarlo.

Esterrefatta, Jean si coprì con il lenzuolo e alzando una mano, cercò di richiamare la ragazza che era spaventata di perdere il lavoro per quell’intrusione.

Ordinò, mentre la ragazza annuiva e richiudeva la porta lasciandoli soli.

Max la fissò ostile e poi si avvicinò al letto.

Jean si strinse il lenzuolo al petto e immagini di un’amore consumato la fecero rabbrividire.

Quante notti avevano passato a fare l’amore e a sussurrarsi parole incomprensibili deliziandosi l’un dell’altro?

Lo guardò furiosa per l’intrusione e per la reazione del suo corpo e gli disse:

Max la fissò con un sorrisetto e Jean arrossì.

Le chiese lui sapendo già che lo era.

Jean cercò di coprirsi come poteva, ma il lenzuolo era molto trasparente e così l’unica cosa che le venne in mente da fare, fu provocarlo.

Si alzò stupendamente nuda dal letto e sotto lo sguardo di Max che rimase inebetito a fissare quel corpo che trasudava solo i suoi più intimi desideri, Jean indossò una vestaglia scura.

Poi si voltò a guardarlo e gli disse:

Max allora rilassò il viso e avvicinandosi a tentoni la prese per la mano e l’avvicinò a sé con delicatezza.

Jean s’irrigidì di colpo…. Non voleva avere contatti con lui!

MaMax le prese il viso fra le mani e sospirando avvicinò il suo viso sfregandosi con dolcezza, con desiderio.

Jean gli puntò le mani al petto e scosse il capo….

Sussurrò spaventata delle proprie emozioni.

Max le incorniciò il viso di piccoli baci e poi la baciò sulla bocca.

Jean sentì le sue mani sulle spalle, le carezze sulla schiena e il suo desiderio, e cercò di rimanere impassibile.

Max se ne accorse e fissandola negli occhi, le disse piano:

Jean scosse la testa e lo allontanò da sé.

Max rimase di stucco alle sue parole.

Ferito e stanco di combattere, rinunciò a toccarla e non riuscendo a fare altro, le chiese:

Jean addolcì il viso appena pensò alla piccola Cristine e si avviò alla porta comunicante dove la bambina dormiva e poi lo guardò.

Max entrò piano nella piccola nursery e si avvicinò alla culla prendendola con delicatezza fra le braccia.

La bambina, come se lo conoscesse, come se sapesse che Max fosse suo padre, gli si strinse contro stringendo fra le mani il suo pollice con un piccolo gioioso sorriso.

Jean li guardò con le lacrime agli occhi e oltre tutto ciò che aveva sopportato, seppe che aveva fatto la scelta giusta…. Sua figlia valeva ogni suo piccolo sacrificio e vedendola insieme a suo padre notò subito l’amore che Max le avrebbe donato per l’eternità, quello stesso amore che lei non avrebbe mai avuto per sé.

Max la voleva, la desiderava, ma non l’amava…. Non aveva mai lottato per lei, per non farla soffrire e anche se prima o poi avrebbe ceduto e avrebbe fatto l’amore con lui, l’avrebbe fatto solo per sé stessa e mai nella speranza dell’amore vero, perché sapeva che questo era impossibile e non voleva più soffrire!

 

Nel giro di una settimana il Re concesse loro la licenza di matrimonio e insieme come una famiglia, ritornarono a Rouen.

Odette appena la rivide la guardò triste come l’aveva lasciata e intimidita da lei che ormai era divenuta una donna forte e decisa, la salutò e prese la piccola Cristine per portarla nella camera che avevano preparato per lei.

Jean non le disse nulla, in fondo al cuore sapeva che Odette l’aveva aiutata rivelandole la verità ma non voleva più legarsi a qualcuno, neppure a lei.

I suoi bagagli furono portati in camera di Max e Jean non disse nulla.

Se Max avrebbe voluto starle accanto nel letto, sarebbe successo, ma non per questo gli si sarebbe concessa .

Concepì il fatto che era tornata nuovamente nel castello dei Montperry , per la terza volta, e sussultò appena vide un quadro che raffigurava sua madre e il suo patrigno.

Chissà che cosa sarebbe successo se lei fosse stata ancora viva?

Max le comparve alle spalle e toccandola familiarmente, le disse:

Jean si allontanò di scatto e Max se ne accorse.

La fissò negli occhi consapevole che lei non avrebbe gradito di essere toccata o di essere avvicinata e sospirando, le disse:

Jean lo fissò a sua volta e poi disse:

Detto questo lo lasciò impalato e raggiunse la loro camera per sistemarsi e fare un bagno prima di allattare ancora la bambina.

 

Quando anche Max la raggiunse la trovò sulla poltrona che addormentava Cristine.

Si fermò sulla porta a guardare le due persone che amava di più e ripensò a quello che aveva detto Jean poco prima.

Non avrebbe mai più creduto in lui e non l’avrebbe più amato…. Ma forse un giorno le cose sarebbero cambiate se avesse avuto pazienza e avrebbe aspettato di poterle dire finalmente la verità e chiederle perdono.

Quella notte accanto a lei nel grande letto a baldacchino, Max non riuscì a chiudere occhi e rimase sveglio a fissare Jean.

La amava da così tanto tempo che non ricordava un periodo della sua vita senza il desiderio di starle accanto e sentire il profumo della sua pelle.

Fortunatamente non aveva rinunciato a lei anche dopo aver saputo di quel finto matrimonio.

Sapeva bene il carattere di Jean e sapeva bene che ciò che c’era fra loro era qualcosa d’indissolubile, qualcosa che neppure il tempo avrebbe spazzato via.

Aveva sperato e cercato e alla fine aveva avuto ragione.

Se si fosse rassegnato alla sua perdita non avrebbe mai visto sua figlia, e non avrebbe più avuto occasione di far funzionare quella storia che ormai si trascinava a fatica.

Ora era consapevole di ciò che doveva fare e dopo aver riacquistato almeno in parte la fiducia di Jean le avrebbe detto tutto sui suoi sentimenti e sul loro amore.

 

La mattina dopo un messaggero di Madame Pompadour giunse al castello con una lettera d’invito ad una cena privata nelle stanze dellaFavorita del Re.

Max non avrebbe voluto accettare, per via delle loro già precarie condizioni sentimentali.

Ma sapendo bene che questo non sarebbe stato possibile, rimandò a Parigi una lettera nella quale accettavano l’invito.

Jean fu subito felicissima di poter rivedere la sua amica, e Max ne fu subito disturbato, credendo che quella donna avesse un effetto disastroso sul carattere della moglie.

Partirono l’indomani e arrivando in città nel pomeriggio ebbero poco tempo per prepararsi.

Odette rimase al castello a badare a Cristine e Jean per la serata indossò uno degli abiti più provocanti che aveva, solo per il gusto di infastidire Max.

Max però notò il suo abbigliamento solo qundo arrivarono alla Reggia e Jean si tolse il mantello sotto i suoi occhi e sotto gli occhi ammirati degli altri ospiti.

Madame Pompadour capì immediatamente che quello era un gesto adito alla vendetta, e sapendo quanto invece la coppia avrebbe potuto avere una vita felice se solo avessero potuto chiarirsi, decise che non quella sera, ma un giorno avrebbe fatto tutto quello che era in suo potere per dare la giusta serenità alla sua pupilla.

Max fu molto nervoso per tutta la serata e parlò molto poco, mentre Jean civettava con ogni uomo seduto a tavola.

Fortunatamente alla cena non era presente il Re, pensò, altrimenti dopo quella sera le voci che avrebbero girato per tutta Parigi lo avrebbero reso ridicolo.

Quando finalmente la cena terminò, Madame Pompadour li invitò a restare per giocare a carte, ma prima che Jean potesse accattare, Max la bloccò e declinò .

La Favorita di Francia comprese e li lasciò andare.

Solo Jean entrò in carrozza più furiosa che mai e appena varcarono la soglia della loro camera, non riuscì più a trattenersi e sbottò contro di lui.

 

11° CAPITOLO

 

Max si tolse il mantello e i guanti e non la degnò di uno sguardo.

Jean furentelo incenerì con lo sguardo e avvicinandosi, gridò.

L’interruppe lui voltandosi e fissandola con ira.

Jean sbarrò gli occhi e lo colpì in volto.

Max girò il viso rosso per lo schiaffo e guardandola negli occhi, le disse:

Quella domanda la portò bruscamente alla realtà.

Era vero, Max aveva ragione…… la sola che avrebbe pagatole pene, un domani, di tutti i suoi comportamenti…. Come lo era stato per lei e sua madre sarebbe stata solo, Cristine, la sua bambina!

Max addolcì lo sguardo e tornò a spogliarsi.

Quando rimase solo con ipantaloni e a petto nudo, la fissò.

Era ferma contro la finestra a fissare il vuoto ancora con quell’abito provocante addosso.

Le chiese senza aspettare risposta.

Jean si lasciò toccare dalle sue mani esperte e si ritrovò in poco tempo mezza nuda.

Max le prese la sua vestaglia e gliela mise sulle spalle per non farle prendere freddo.

Poi d’un tratto Jean di voltò a fissarlo e il suo viso era diverso.

Sembrava smarrita, una bambina coni timori peggiori in cerca di conforto e amore.

Max fece un passo indietro e Jean alzò una mano per toccare dove prima aveva colpito e lui per un secondo notò dolcezza nel suo sguardo, poi tutto terminò e Jean s’indurì di colpo.

Lo guardò dritto negli occhi e con poca voce, cominciò dicendo:

Max sbarrò gli occhi.

Jean gli voltò le spalle.

Era arrivato il momento della verità, delle spiegazioni e di scoprirsi.

La paura gli offuscò la mente e dovette sedersi sul letto.

Max fissò le sue spalle scosse dai singhiozzi, e poi Jean disse ancora:

Jean si voltò e lo guardò.

Max sostenne il suo sguardo, ma appena sentì le sue parole diventò di ghiaccio.

Lo pregò.

Max abbassò lo sguardo e Jean chiuse gli occhi attendendo.

Max non proferì parola e lei s’incamminò alla porta.

Il dolore del distacco era già straziante….. ma vederlo non avere il coraggio di lasciarla almeno con la verità le spezzò il cuore.

Mise la mano sulla maniglia tra le lacrime……

Jean scoppiò in singhiozzi e si voltò.

Lo vide in ginocchio ai suoi piedi tra le lacrime e si accasciò in terra.

Ebbe paura persino di toccarlo non riuscendo a credere a quello che aveva sentito, poi però Max le sfiorò il viso con una mano e disse:

Jean lo guardò sconvolta.

Tutta la sua sofferenza era dovuta al grande amore di suo nonno?

Max la strinse a sé e continuò.

Jean alzò il viso a guardarlo, nell’istante in cui Max la sollevò da terra e la portò con sé sul letto.

Non aveva mai notato nulla, mai aveva capito la malattia di quel povero uomo che aveva tanto cercato di proteggerla.

Max la baciò delicatamente e le accarezzò il viso con un dito.

Jean lo abbracciò forte e Max disse ancora:

Max le sorrise e scosse il capo.

Jean lo baciò con tutto l’amore che finalmente era divenuto limpido e profondo come lo era sempre stato, senza più barriere né odio e soprattutto consapevole che finalmente sarebbe stata felice con il suo amore.

Si donarono l’uno all’altro come mai era avvenuto prima, e durante la notte, stretta fra le sue braccia a fissare il bel voltoe i suoi occhi che tanto amava disse per la prima volta, quello che da sempre era marchiato a fuoco nel suo cuore.

Lo fissò e Max le sorrise.

Max la baciò e disse:

Jean sorrise felice e si strinse a suo marito…..

Nulla avrebbe più diviso ciò che si erano costruiti con tante sofferenze.

 

Il giorno dopo quando tornarono a casa, dalla loro piccola, erano finalmente felici

Max riuscì a tenere strette entrambe con gioia di vivere e con un sorriso leggero che illuminavail loro imminente futuro…….

 

Madame Pompadour molto dopo lesse la lettera di Jean, e un peso si sciolse dal suo cuore.

La sua piccola amica sarebbe vissuta finalmente beata….. senza più scappare dal passato…… per ritrovarlo nell’amore e fermarsi a raccoglierne i frutti….. aveva tenuto fede alla sua promessa!

 

 

Fine by SpikeJem 15-01-2007

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